Al vertice della Comunità politica europea (CPE), che si è tenuto lunedì 4 maggio nella capitale armena, Yerevan, si è consumato un duro scontro tra il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Nel suo intervento in videoconferenza, il leader azero ha espresso dure critiche nei confronti dell’Eurocamera e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), contestando le risoluzioni adottate a sostegno dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh.

Aliyev ha accusato il Parlamento europeo di sabotare il processo di pace, affermando che l’istituzione “prende di mira l’Azerbaigian diffondendo menzogne e calunnie”.

Il leader azero ha ricordato che nel settembre 2023 l’Azerbaigian ha posto fine al separatismo nel Karabakh, osservando che quattro mesi dopo l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha imposto sanzioni contro la delegazione di Baku. Aliyev ha denunciato quelli che, a suo giudizio, sono “doppi standard”, sostenendo che “l’integrità territoriale dell’Azerbaigian ha lo stesso valore di quella di qualsiasi altro Paese”. E, ha aggiunto, “su questo tema, i doppi standard sono inaccettabili”.

Accusando il Parlamento europeo di sabotare il processo di pace tra Armenia e Azerbaigian, Aliyev ha dichiarato: “Da maggio 2021, sei mesi dopo la fine della seconda guerra del Garabagh, fino al 30 aprile 2026, il Parlamento europeo ha adottato 14 risoluzioni piene di insulti e menzogne sull’Azerbaigian”.

Aliyev ha accusato il Parlamento europeo di voler “prendere di mira” l’Azerbaigian, “invece di affrontare i problemi fondamentali di alcuni Stati membri, come la xenofobia, l’islamofobia, l’antisemitismo, la migrazione, la competitività e la mancanza di alloggi”. Il leader azero ha quindi annunciato che il suo governo sospenderà ogni partecipazione ai programmi europei di partenariato legislativo.

Lo scorso 30 aprile, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione sulla nuova fase delle relazioni tra l’UE e l’Armenia, caratterizzata da una maggiore cooperazione in materia di sicurezza e da un impegno condiviso per la democrazia e lo Stato di diritto. Nella risoluzione, gli eurodeputati condannano l’ingiusta detenzione da parte dell’Azerbaigian di prigionieri di guerra e ostaggi armeni, chiedendone l’immediato e incondizionato rilascio, e sottolineano che qualsiasi pace duratura deve essere fondata sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Armenia. Il testo ribadisce inoltre il sostegno ai diritti degli armeni del Nagorno-Karabakh, compresa la protezione della loro identità e delle loro proprietà.

Prendendo la parola dopo il discorso di Aliyev, la presidente del Parlamento europeo ha sottolineato che l’Eurocamera è un organo democratico composto da rappresentanti eletti e che le sue risoluzioni vengono adottate a maggioranza. “Queste risoluzioni possono risultare scomode per molti, ma non cambiamo mai i nostri metodi di lavoro o le nostre decisioni”, ha ribadito Roberta Metsola. La presidente del Parlamento europeo ha quindi chiarito che l’istituzione non si piegherà alle minacce, difendendo l’autonomia politica dell’assemblea e la legittimità delle sue posizioni.

Una questione ancora irrisolta

Lo scontro tra Aliyev e Metsola arriva sullo sfondo della fine traumatica della guerra nel Nagorno-Karabakh e del dissolvimento dell’autoproclamata repubblica armena dell’Artsakh. Dopo la guerra del 2020, conclusa con la riconquista da parte dell’Azerbaigian di ampie porzioni di territorio e con il dispiegamento di forze russe di peacekeeping, la situazione è precipitata nel settembre 2023, quando Baku ha lanciato un’offensiva militare che ha portato alla resa delle autorità separatiste armene e alla fuga quasi totale della popolazione armena locale verso l’Armenia. Secondo Reuters, circa 100mila armeni etnici hanno lasciato il Nagorno-Karabakh dopo la riconquista azera della regione, internazionalmente riconosciuta come parte dell’Azerbaigian. Yerevan, diverse organizzazioni per i diritti umani e numerosi osservatori internazionali hanno accusato Baku di aver provocato un esodo forzato e di aver sottoposto la popolazione armena a pressioni, isolamento e privazioni culminate nello svuotamento dell’enclave.

L’Azerbaigian ha sempre respinto queste accuse, sostenendo di aver ripristinato la propria sovranità territoriale e affermando che gli armeni del Karabakh avrebbero lasciato la regione volontariamente. Nonostante l’accelerazione del processo di pace tra Armenia e Azerbaigian dopo le intese raggiunte a Washington l’8 agosto 2025, il dossier resta aperto anche per la questione dei prigionieri armeni detenuti da Baku, che il Parlamento europeo ha chiesto di rilasciare.

Lo scontro tra il leader dell’Azerbaigian e la presidente del Parlamento europeo avviene mentre Baku ha assunto un ruolo crescente come fornitore di gas ai Paesi europei, soprattutto dopo il blocco dello Stretto di Hormuz seguito alla guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio.

Nel 2026 i rapporti tra Unione europea e Azerbaigian hanno registrato una netta intensificazione sul piano diplomatico ed energetico. Il 3 marzo, il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen si è recato a Baku per co-presiedere con il ministro azero dell’Energia Parviz Shahbazov la dodicesima riunione ministeriale del Consiglio consultivo del Corridoio meridionale del gas e la quarta riunione del Consiglio consultivo sull’energia verde, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il partenariato energetico tra UE e Azerbaigian. Pochi giorni dopo, l’11 marzo, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha incontrato a Baku il presidente Ilham Aliyev e alti rappresentanti del governo azero, definendo l’Azerbaigian un partner di “importanza strategica” per la diversificazione degli approvvigionamenti europei e per la sicurezza energetica dell’UE.

Secondo la Commissione, le forniture azere all’UE attraverso il Corridoio meridionale del gas sono aumentate di oltre il 40 per cento tra il 2021 e il 2024 e nel gennaio 2026 Baku ha avviato esportazioni anche verso Germania e Austria, portando a dieci il numero degli Stati membri UE che ricevono gas azero.

Aliyev ha rivendicato che oggi il gas dell’Azerbaigian raggiunge complessivamente 16 Paesi, di cui 10 membri dell’Unione, e che il mercato europeo rappresenta circa metà delle esportazioni totali di gas del Paese. In termini quantitativi, secondo Reuters, le esportazioni azere verso l’Europa sono state pari a 12,8 miliardi di metri cubi nel 2025, su esportazioni complessive stabili a 25,2 miliardi di metri cubi: poco più del 50 per cento del totale.

, , , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *